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McEnroe vs Borg, Lauda vs Hunt, Maradona vs Pelé. Di rivalità così ce ne sono state tante nel corso della storia dello sport. Battaglie infinite tra grandi atleti, divenuti gli uni le nemesi assolute degli altri, trasformatisi nel reciproco unico ostacolo alla gloria e al primato assoluto in un determinato sport. Chissà se coloro che ebbero la fortuna di assistere in prima persona a queste rivalità furono davvero capaci di apprezzarle nel loro fascino, di valorizzarle sapendo che i posteri le avrebbero ricordate come archetipi immutabili. Ebbene, ieri si è raggiunto probabilmente il punto più alto di una delle rivalità più importanti del mondo tennistico, Djokovic vs Federer. Parafrasando alcune testate giornalistiche, non possiamo sapere in questo momento se la finale di Wimbledon 2019 sia stata la partita del secolo ma, senza ombra di dubbio possiamo affermare che si sia rivelata una delle partite più affiatate e coinvolgenti degli ultimi decenni. Due assoluti campioni si sono affrontati per quattro ore e 55’, fino al punteggio di 13-12 al tie-break del 5° set, che  fa di questa la finale più lunga nella storia del Championships. Dopo aver annullato anche 2 match point a Roger Federer, Il serbo Djokovic si è giustamente conquistato il trionfo nella sua quinta affermazione a Wimbledon. In questo momento, volendo trasformare la rivalità in una sorta di trittico, va inclusa anche la vittoria di Federer contro Nadal alle semifinali, rendendo il risultato ancora più entusiasmante. Insomma, questo capitolo di Nemesi è stato vinto da Djokovic ma viene da chiedersi, chi vincerà la prossima sfida? -phil

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McEnroe vs Borg, Lauda vs Hunt, Maradona vs Pelé. Di rivalità così ce ne sono state tante nel corso della storia dello sport. Battaglie infinite tra grandi atleti, divenuti gli uni le nemesi assolute degli altri, trasformatisi nel reciproco unico ost

Giudicato da critici d’arte, cultori della bellezza, docenti universitari e utenti Instagram come “il bacio più famoso della storia dell’arte” è l’olio su tela “Il bacio”, nato dall’abile mano di Francesco Hayez, uno dei rappresentanti del Romanticismo italiano.

Il dipinto ha catturato l’attenzione, prima, e il cuore, dopo, dell’intero mondo occidentale, infiltrandosi tra le pagine dei libri di storia dell’arte, nei saggi artistico-culturali e nei profili social di amatori. 
Il suo pubblico è dunque  e vario, allo stesso modo in cui è duplice la sua chiave di lettura.

Ad un livello prettamente visivo la peculiarità dell’opera è la forte sensualità che divampa dall’abbraccio dei due amanti. Il volto di essi non si scorge; a parlare, infatti, non è l’espressione facciale, ma il linguaggio del loro corpo.
Si parla di un unico corpo, il corpo “di entrambi”, perché i due amanti si fondono, si integrano, risultando complementari non solo nella posa, ma anche nel colore dei loro abiti. La posizione delle gambe dell’uomo asseconda l’inclinazione del corpo di lei; la sua gamba sinistra rappresenta un elemento dinamico grazie al quale l’intero quadro mantiene un carattere passionale.

L’amorosa e suggestiva analisi dell’opera dettata dallo stereotipo del bacio è smentita da un’interpretazione più sofferta e patetica. 
La lettura allegorica del quadro ci svela il reale senso del dipinto, che non è la celebrazione del sentimento. 
L’anno in cui il Hayez prese in mano pennello e tavolozza è quello della Seconda Guerra d’indipendenza (il dipinto risale infatti al 1859). Questo dato - o meglio, questa data - rende lapalissiano il significato politico e patriottico che si cela nell’opera: il giovane rappresenta uno dei volontari del Risorgimento e l’ardore del bacio nasce dal pensiero dei rischi connessi alla guerra.

Questa pagina della storia dell’arte affianca Ares ad Eros celebrando un’icona di grazia e passione, ardore e dolore - sentimenti co-dominanti sulla tela -, e se è vero che l’amore è un’arte, non è possibile affermare il contrario. L’arte non è amore. (@namelesslup)

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Giudicato da critici d’arte, cultori della bellezza, docenti universitari e utenti Instagram come “il bacio più famoso della storia dell’arte” è l’olio su tela “Il bacio”, nato dall’abile mano di Francesco Hayez, uno dei rappresentanti del Romanticis

LIVE AID- WEMBLEY Pt.2
13 Luglio 1985. Due concerti in due magnifiche location, il JFK di Philadelfia e il Wembley Stadium di Londra. Un unico macro evento di beneficienza e un unico obbiettivo, raccogliere quanti più soldi possibile per combattere la carestia in Etiopia. Alle 14.00 (orario Inglese) parte il concerto americano, che si protrarrà fino a notte fonda. Uno dei primi momenti topici scatta quando Joan Beaz, presentata da Jack Nicholson, canta Amazing Grace pezzo che aveva già cantato dal palco di Woodstock e che simbolicamente unisce i due concerti. In meno di un'ora e mezza si riuniscono sul palco americano i Black Sabbat e Consby, Stills and Nash, a cui si unirà anche Young dopo la mezzanotte Inglese. Uno dopo l'altro i grandi della musica sfilano: una giovanissima madonna ipnotizza tutti in mondovisione, così come Phil Collins che dopo essere esibito al Wembley prende un aereo supersonico commerciale e all'1.30 si presenta sul palco di Philadelphia, mentre i membri in vita Led Zeppelin tornano insieme per l'ultima volta. La nottata dopo artisti del calibro di Santana e di Eric Clapton si va a concludere con Bob Dylan che canta Blowin' in the Wind e la superband:Usa for Africa intona We are the World chiudendo una maratona musicale di ben 16 ore di cui 8 in contemporanea, che ha tenuto incollati al suo apice il 95% dei televisori al mondo, trasmessa anche aldilà del muro, dalla California alla profonda Siberia. Per la prima volta ovunque il messaggio universale del rock viaggiava senza freni, purtroppo le tecnologie del tempo non permisero progetti ambiziosi, come duetto tra Bowie e Mick Jagger in diretta dalle due sponde dell'Atlantico. Ma questo non oscura il più grande progetto musicale a memoria d'uomo, il miracolo di Bob Geldof. Live AID.

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LIVE AID- WEMBLEY Pt.2 13 Luglio 1985. Due concerti in due magnifiche location, il JFK di Philadelfia e il Wembley Stadium di Londra. Un unico macro evento di beneficienza e un unico obbiettivo, raccogliere quanti più soldi possibile per combattere l

LIVE AID- WEMBLEY Pt.1
13 Luglio 1985. Due concerti in due magnifiche location, il JFK di Philadelfia e il Wembley Stadium di Londra. Un unico macro evento di beneficienza e un unico obbiettivo, raccogliere quanti più soldi possibile per combattere la carestia in Etiopia. L’idea, partorita dalla mente di Bob Geldof, già fautore del Band Aid, riesce a fare un salto di qualità vertiginoso, convogliando in un'unica data, la maggior parte delle personalità di spicco del panorama musicale mondiale. Da Bob Dylan a David Bowie, dai Rolling Stones agli Who, sono tutti pronti ad abbracciare l’unico messaggio all’umanità “Give the money now” (donate i soldi ora). Il tutto ha una risonanza enorme, riuscendo a raggiungere con il più grande collegamento via satellite della storia due miliardi e mezzo di persone in cento paesi e diventando uno degli eventi cult della musica rock, segnando nel profondo gli anni ottanta. La tranche londinese ha inizio alle 12 e va avanti per dieci ore. Sul palco si avvicendano momenti che fanno letteralmente la storia. Una delle prime performance è “All you Need is love” dei Beatles eseguita da Elvis Costello,  che ai tempi aveva inaugurato le trasmissioni in mondovisione, ora conferma la portata planetaria dell’evento. Poi, Bono, frontman degli U2 che pur di far salire una ragazza sul palco, si lancia sulla platea per andare a prenderla, stringendola e baciandola. In questo abbraccio che annienta il confine tra palco e pubblico, c’è l’abbraccio di tutto il mondo verso chi soffre. Un altro indimenticabile momento è quando David Bowie esegue Heroes dedicandola al suo giovane figlio, così come a tutti i nostri figli, e i figli di tutto il mondo. Sicuramente però la performance più apprezzata è quella dei Queen che, grazie all’entusiasmo di Freddy Mercury portano l’intero pubblico a cantare insieme sulle note di Bohemian Rhapsody. -phil

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LIVE AID- WEMBLEY Pt.1 13 Luglio 1985. Due concerti in due magnifiche location, il JFK di Philadelfia e il Wembley Stadium di Londra. Un unico macro evento di beneficienza e un unico obbiettivo, raccogliere quanti più soldi possibile per combattere l

Sesso droga e rock and roll. Questo è il trinomio inscindibile di una delle band piú famose e acclamate di tutti i tempi. Stiamo ovviamente parlando dei Rolling Stones, i quali oggi festeggiano un piccolo anniversario. Ebbene, quei cinque ragazzetti cresciuti nell'hinterland Londinese, il 12 Luglio 1962, quasi sessant'anni fa, esordivano per la prima volta con il nome Rolling Stones. Il nome della band si ispirava alla ben piú antiquata Rollin' Stone di Muddy Waters. In quel preciso istante, la formazione composta da Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, William Perks e Charlie Watts metteva le basi per diventare una delle assolute pietre miliari della musica nel XX Secolo. Ai toni indubbiamente piú scanzonati e fanciulleschi dei Beatles, gli Stones contrapponevano l'atavica rabbia delle controculture giovanili di quegli anni. Le proteste, le lotte e i continui riferimenti allo smodato abuso di alcol e droghe riassumevano perfettamente il clima degli anni 60-70 inglesi e lo spirito di migliaia di giovani e meno giovani in tutto il mondo. Il rapporto puramente antitetico con i Beatles permise di creare quella fittizia rivalitá mediatica che tanto bene si poteva vendere in ambito pubblicitario e non: da una parte i bravi ragazzi dalla faccia pulita, dall’altra i vagabondi dissoluti e smodati. In realtà la rivalitàà che tanto veniva paventata non venne mai ad esistenza e anzi, tra i due gruppi londinesi ci fu sempre un ottimo rapporto. Ancora oggi, a distanza di quasi sessant’anni, i Rolling Stones infiammano i palchi di tutto il mondo, confermando ancora una volta di essere una delle band migliori di tutti i tempi. -phil

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Sesso droga e rock and roll. Questo è il trinomio inscindibile di una delle band piú famose e acclamate di tutti i tempi. Stiamo ovviamente parlando dei Rolling Stones, i quali oggi festeggiano un "piccolo" anniversario. Ebbene, quei cinque ragazzett

LA FINE DI UNA DINASTIA

Epurazione. E’ questo il termine più opportuno per indicare ciò che avvenne nel 1918. La Russia, sconvolta e umiliata dai disastri della Grande Guerra e votata all’ideologia comunista che pian piano stava prendendo piede nel paese, decise di eliminare tutta la stirpe reale, in modo tale che una monarchia in Russia non possa più germogliare. Il sovrano Nicola II già deposto e tutta la sua famiglia erano tenuti prigionieri in una residenza nell’Ekaterinburg. Jacov Juroskij, incaricato dell’eliminazione e successivo occultamento dei resti della famiglia, nella notte tra il 16 e il 17 Luglio decise di compiere la missione. Dopo aver allertato i suoi uomini, fece svegliare la famiglia con la scusa di prepararsi ad una rapida partenza in previsione dell’avanzata dell’Armata Bianca. I Romanov e i loro uomini vennero fatti scendere in una stanza, precedentemente approntata per la fucilazione. Con la scusa di una fotografia di notifica, Jurovskij li fece disporre in fila e quando tutto fu pronto, fece entrare i 10 uomini del plotone d’esecuzione e lesse rapidamente il comunicato della condanna. Senza attendere una reazione, Jurovskij iniziò la carneficina facendo fuoco sullo Zar. L’ex zarina Aleksandra cadde subito dopo il marito, seguita dal l’erede Aleksej e dalle figlie. Il fumo dei revolver, il sangue e le grida riempirono l’aria. I colpi non uccisero subito tutti. Soprattutto le figlie dello Zar, che avevano cucito dei gioielli nei vestiti, dovettero essere finite con i calci dei fucili e le baionette. Terminata la carneficina, i cadaveri vennero trasportati in una cava abbandonata, fatti a pezzi, cosparsi di acido solforico e dati alle fiamme. Così finiva una delle dinastie regnanti più antiche d’Europa. Nel clamore e nel silenzio di una rivoluzione, queste morti vennero dimenticate per molti anni fino al 1979, quando le prime indagini diedero prova dell’eccidio di massa. (Phil)

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LA FINE DI UNA DINASTIA Epurazione. E’ questo il termine più opportuno per indicare ciò che avvenne nel 1918. La Russia, sconvolta e umiliata dai disastri della Grande Guerra e votata all’ideologia comunista che pian piano stava prendendo piede nel

Gli Anni 80 sono diventati in pochi anni l'epoca d'oro per gli anni 2010. Lì viviamo la nostra Sindrome degli Anni d'oro: film, serie tv, fumetti, tutto sembra raccontare un periodo felice e spensierato, ma è davvero così? Naturalmente non è così, ma chi ha visto Midnight in Paris lo sa, il passato è facile da ripulire, ce lo ricordiamo sempre bello perché il passato non è condizionato dalla vita di tutti i giorni, dal rumore e dalle contraddizioni del quotidiano. Gli Anni 80 sono gli Anni dell'edonismo di Regan, della Signora di Ferro in Inghilterra, sono gli anni delle guerre nelle Forkland e del Golfo, sono gli anni di Chernobyl e della Caduta del Muro. Ma sono anche anni fantastici: nascono i videogiochi, nei cinema escono i Goonies, Ritorno al Futuro, Et, Terminetor, Shining, Il Tempo delle Mele. Tutti ballano sulle note degli Ah-Ah, dei Toto, dei Dire Straits, degli Wham! e dei Police. 
Un altro elemento che ci porta ad amare così tanto gli Anni 80, è il loro colore e la loro patina di perfetto, ma come abbiamo visto, come ogni decennio, vive delle sue contraddizioni. E voi che rapporto avete con gli Anni 80? Vi piacciono opere come Stranger Things, It, ecc. Che cercano di portare alla ribalta il decennio di Plastica? Fatecelo sapere nei commenti e andare nelle storie per partecipare ad alcune domande! (Pit)

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Gli Anni 80 sono diventati in pochi anni l'epoca d'oro per gli anni 2010. Lì viviamo la nostra Sindrome degli Anni d'oro: film, serie tv, fumetti, tutto sembra raccontare un periodo felice e spensierato, ma è davvero così? Naturalmente non è così, ma

Tradizione, Mistero, Esoterismo, Magia, Bellezza, spesso il sud Italia, e più precisamente le zone meno urbanizzate e più rurali del nostro paese conservano ancora questo misticismo strano, di una società, purtroppo invecchiata, e che ancora balla tra superstizione, fede ed arretratezza. Quattro occhi molto attenti su questo fenomeno sono 2 siciliani che attraverso 2 medium diversi raccontano la loro terra. Scianna e Sciascia, sono forse la macchina fotografica e la penna più interessanti che la Terra dei Vespri ci ha regalato nella seconda metà del Novecento. Tra gli Anni 80 e 90 si sono occupati di bellezza e feste religione, cercando le radici pagane dietro ai culti cristiani e colpendo la materialità di eventi che hanno la base nei secoli e che hanno perso la loro spiritualità. Il lavoro di Scianna e Sciascia fa scalpore e porta al successo i due giovani artisti che avevano puntato tutto su spiritualità e materialità, intervallando scatti religiosi e foto di bellissime donne di questi paesini siciliani. Ragazze spesso affascinanti e bellissime ma con nessuna prospettiva di futuro, se non nella fuga o nella resa a quel mondo. Esce fuori uno spaccato duro del sud ma veritiero, che invita ad un domani migliori denunciando presenti incerti, attraverso lo sguardo di due figli di quella terra che amano e che vorrebbero vedere crescere e progredire. (Pit)

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Tradizione, Mistero, Esoterismo, Magia, Bellezza, spesso il sud Italia, e più precisamente le zone meno urbanizzate e più rurali del nostro paese conservano ancora questo misticismo strano, di una società, purtroppo invecchiata, e che ancora balla tr

Lo storia delle teste coronate hanno sempre affascinato per persone: un po' per invidia verso figure così privilegiate, un po' anche perché fanno tenerezza queste persone che vivono sempre un po' fuori dal mondo, in un presente-passato in perenne equilibrio tra un mondo che non esiste più e una contemporaneità che li vede rilegate a mere figure simboliche. Tra tutte le famiglie reali, quella più famosa e dibattuta è quella Inglese, che nel corso di tutto il Novecento, ha continuato a far parlare. Dall'abdicazione di Edoardo VIII, alla tragica parabola di Lady Diana quasi senza momenti di pace.
Bisogna ricordare che in ogni famiglia reale c'è sempre qualcuno che sarà cresciuto nella consapevolezza di essereun futuro monarca e altri che non saranno mai liberi in gioventù e spesso si vedono costretti nelle loro scelte da un rigido protocollo. Tra gli anni 50 e gli anni 70 faceva scandalo la vita di Margaret, sorella della Regina Elisabetta, a cui poco importavano i doveri del protocollo, volendo fare sostanzialmente la bella vita. Famosi sono i suoi vari amori, che fecero storcere il naso ai membri della corte. Il più famoso è quello con Antony Armstrong-Jones personaggio dalla vita Bohémien nella Londra del grande boom post secomda guerra mondiale, il cosiddetto fotografo più fotografato al mondo per la sua presenza massiccia sulle pagine di gossip. I due si conobbero nella vita Londinese e si innamorarono, tanto da convolare a nozze. Di tante fote scattate insieme rimane famosa quella che vedete proprio per la sua portata quasi scandalosa. La principessa Margaret è fotografata di ¾, vestita solo di ricchi orecchini. Potete solo immaginare il numero di monocoli caduti nel the delle 17.00, ma questo scatto ci mostra l'umanità di una donna a cui andavano troppo stretti i panni da principessa e che è riuscita a forzare la mano in nome della propria libertà. (Pit)

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Lo storia delle teste coronate hanno sempre affascinato per persone: un po' per invidia verso figure così privilegiate, un po' anche perché fanno tenerezza queste persone che vivono sempre un po' fuori dal mondo, in un presente-passato in perenne equ

“Chiudete le valigie amici, andiamo a Berlino! Andiamo a prenderci la coppa!” Diciamo ci la verità, questa frase la ricordiamo tutti, l’abbiamo sentita centinaia di volte nel corso di dieci anni e probabilmente alcuni di noi l’hanno riascoltata anche qualche giorno fa. Ebbene, il 4 Luglio 2006 era la notte in cui veniva giocata una delle partite storiche degli Azzurri, una delle più esaltanti degli ultimi anni e probabilmente la semifinale che ricorderemo ancora per tanto, tanto tempo. Al pari di un evento storico, ogni italiano saprà dire, in un modo o nell’altro, cosa stava facendo quando battemmo la Germania. Che fosse al bar circondato dai soliti amici o in piazza davanti al maxischermo, ognuno stava lì con gli occhi incollati a quegli undici con la maglia Azzurro Savoia. Si giocava una rivalità storica, un’ Italia-Germania che si preannunciava incandescente dati i precedenti e le polemiche che in quei giorni stavano prendendo piede nella stampa tedesca. Fu una partita di sofferenza per 120 i minuti fino a quando accadde il miracolo. “Palla tagliata, messa fuori, c’è Pirlo, Pirlo…ancora Pirlo, di tacco…Pirlo…GOOOOOOOOL, GOL DI GROSSO SIAMO SOPRA E MANCA UN MINUTO! Qui mezza Italia balza in piedi, nessuno vuole arrivare ai maledetti rigori che tante volte hanno segnato l’eliminazione della Nazionale. La Germania spaurita dall’accaduto retrocede e qui accade un altro miracolo. “Va dentro il pallone, lo mette fuori Cannavaro…poi ancora insiste Podolski, CANNAVARO, CANNAVARO!Via il contropiede con Totti, dentro il pallone per Gilardino, Gilardino la può tenere anche vicino alla bandierina, cerca l’uno contro uno…dentro Del Piero, DEL PIEROOOO GOOOOOOOL”. E’ finita, l’Italia è qualificata per la finale, pronta a sconfiggere un altro nemico storico, la Francia. Gli italiani, da Trapani ad Aosta, si riversano nelle strade a festeggiare una delle Nazionali più belle che sia mai esistita. (Phil)

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“Chiudete le valigie amici, andiamo a Berlino! Andiamo a prenderci la coppa!” Diciamo ci la verità, questa frase la ricordiamo tutti, l’abbiamo sentita centinaia di volte nel corso di dieci anni e probabilmente alcuni di noi l’hanno riascoltata anche

Io e Phil questa settimana ci siamo stati molto romantici con 3 post a tema amoroso declinati in vari ambiti e per finire questa lunga settimana, abbimo deciso di ripostare il racconto dietro a una delle foto più iconiche di questi Anni '10 del 2000, stiamo parlando naturalmente del Riot Kiss scattato nel 2011 a Vancouver. La foto non ha bisogno di presentazioni immortala un ragazzo e una ragazza intenti a baciarsi a terra durante la guerriglia urbana che infuriò nella città canadese dopo la sconfitta dei Vancouver Canucks nella finale della Stanley Cup di Hockey. La foto fu scattata da Richard Lam, sul posto per documentare gli scontri tra polizia antisommossa e i tifosi. Il fantastico tempismo fece pensare una foto costruita ad hoc, ma la testimonianza di Scott Jones e Alex Thomas (i due ragazzi nella foto) fugò ogni dubbio. I due raccontano di essere caduti nella fuga e di essere stati anche intimati con calci e spintoni da parte della polizia per alzarsi, Alex venne colpita da un attacco di panico e rimase immobile sull'asfalto, Scott iniziò a baciarla per calmarla. Lo scatto è diventato subito vitale nel giugno del 2011 ed è stato paragonato a tutti i grandi baci della storia della fotografia. È innagabile il fascino di quest'amore entrato velocemente nell'immaginario collettivo, un momento semplicemente ma che ha, grazie alla forza espressiva dell'arte, migliaia di significati. Il Bacio di Vancouver non è altro che l'ultimo rendez-vous della storia d'amore tra il bacio e la fotografia e quest'ultimo oggi noi celebriamo raccontando quest'altro grande tassello. Riot Kiss. (Pit)

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Io e Phil questa settimana ci siamo stati molto romantici con 3 post a tema "amoroso" declinati in vari ambiti e per finire questa lunga settimana, abbimo deciso di ripostare il racconto dietro a una delle foto più iconiche di questi Anni '10 del 200

Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio. Se conoscete Federico Buffa, avrete sicuramente sentito questa favolosa citazione di Josè Mourinho. Lo abbiamo detto tante volte, i fili con cui seguire la storia sono tanti e spesso diversi tra loro. Leggere il Novecento attraverso i grandi eventi sportivi ci porterebbe a Parigi nel 1900, a Berlino nel 1936, a città del Messico nel 1968. Ci porterebbe a Kinshasa nel 1974, a Madrid nel 1982 o il 13 Maggio del 1990 a Zagabria. Dinamo Zagabria – Stella Rossa Belgrado non è mai stata una partita come le altre, spesso determinava la vincente del campionato jugloslavo, ma quel giorno era un antipasto di guerra che da lì poco sarebbe scoppiata. I Balcani sono un luogo difficile, tenuti insieme dalla seconda guerra mondiale alla sua morte dal maresciallo Tito, di fatto attraverso una dittatura, sono in un momento caldo della loro storia alla vigilia di una guerra che non tarderà ad arrivare. Il clima nello stadio è elettrico. La scintilla scoppia alle 18 quando i tifosi della Stella Rossa iniziano a staccare i pannelli pubblicitari e le sedioline e lanciarli dell'altro lato della curva. Da qui la reazione della Dinamo che invadono il campo, la polizia non tarda nell'intervento con lacrimogeni, pompe e manganelli contro tutti i presenti. Zvonimir Boban, giovane capitano della Dinamo, si buttò nella maschia e fratturò con una ginocchiata la mascella di un poliziotto bosniaco, reo di colpire ragazzi innocenti. La calma tornò a fatica ma tutti capirono che quello stadio era in piccolo l'anima di quello che stava succedendo nel mondo balcanico, sintetizzato in un pomeriggio, teoricamente, di calcio. (Pit)

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"Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio". Se conoscete Federico Buffa, avrete sicuramente sentito questa favolosa citazione di Josè Mourinho. Lo abbiamo detto tante volte, i fili con cui seguire la storia sono tanti e spesso diversi tra loro.

Ci sono delle foto che circolano molto sul web e che mi incuriosiscono per la propria portata universale, che è spesso hanno, svincolata dalla conoscenza o meno di quello che si sta condividendo. Se vivete su internet da un po' l'avrete sicuramente vista pubblicata su molti profili. La descrizione della foto è semplice: un uomo e una donna tendono insieme un'arco sfruttando il loro peso e puntando la freccia al cuore di lei. Quella che sembra un'immagine molto Tumbler è in realtà uno scatto da un performance artistica di Marina Abramovic e Ulay, fosse il duo di artisti di performance più famosi e importanti al mondo. Rest Energy, traducibile come Energia a Riposo o Energia Potenziale, è il nome della performance del duo, durata circa 4 minuti. In una stanza bianca Marina e Ulay tendono insieme un'arco con la freccia puntata verso Marina buttandosi all'indietro e sfruttando la resistenza dell'arco stesso. L'Energia a Riposo è quella della freccia, puntata al cuore di lei e potenzialmente mortale. Tutt'intorno al duo ci sono microfoni che amplificano il battito e il respiro della coppia. L'intera Performance sottolinea la fiducia che intercorre tra due persone in cui si creano forti interconnessioni: due amanti, due amici, due fratelli sanno i nostri punti deboli e noi ci fidiamo come Marina o siamo come Ulay, consapevoli di non voler colpire qui punti mortali per amore dell'altro. Ecco cos'è Rest Energy una delle performance artistiche più amate del mondo. (Pit)

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Ci sono delle foto che circolano molto sul web e che mi incuriosiscono per la propria portata universale, che è spesso hanno, svincolata dalla conoscenza o meno di quello che si sta condividendo. Se vivete su internet da un po' l'avrete sicuramente v

La Guerra è bella anche se fa male. Non è vero, la guerra per quanto possa cantare un maestro del cantautorato italiano come De Gregori, non è bella e chi l'ha vissuta, chi ha sentito questo paese soffocato dalla follia di un dittatore che ci ha trascinato una insensata guerra, non poteva che ribadire il nostro ripudio ad un mezzo basso e ignobile come la Guerra. Per impararlo con forza nella nostra Costituzione i Costituenti non hanno iniziato l'articolo con La Repubblica o con Lo Stato Italiano ma proprio con L'Italia per indicare, come nell'Articolo 1 che tutto ciò che è Italia stessa ripudia la guerra, l'Italia come popolo e come suolo, con il suo mare, i suoi laghi, il suo cielo, tutto la ripudia come strumento l'offesa verso gli altri popoli. Anzi, come continua a ribadire l'articolo, per assicurare la pace siamo disposti, a parità con gli altri stati, di rinunciare a piccoli pezzi della nostra sovranità ad organizzazioni internazionali volte a garantire il coordinamento tra i popoli. Con questa forma l'Italia ha aderito all'ONU, prima, e alle Comunità Europea (Oggi Unione Europea),poi, sottolineando la natura internazionalista del nostro stato che non voleva, e non dovrà, chiudersi in se stesso. (Pit)
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Noi ringraziamo la bravissima @floweronprecipice per il suo contributo al progetto #DisegniDiLegge pronto ad entrare presto nel vivo.

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"La Guerra è bella anche se fa male". Non è vero, la guerra per quanto possa cantare un maestro del cantautorato italiano come De Gregori, non è bella e chi l'ha vissuta, chi ha sentito questo paese soffocato dalla follia di un dittatore che ci ha tr

C’era un vecchio detto, forse un proverbio o semplicemente un antico modo di pensare per cui, tra tutti, i saluti  più veri sono quelli dati alla stazione. Il bacio o l’abbraccio in questione diventano l’unico modo che due amanti hanno per trattenersi l’un l’altro ancora qualche attimo, cercando di ostacolare l’inesorabile partenza, la sconosciuta lontananza che li separerà per giorni, mesi o anni. Quelle parole irripetibili, sussurrate privatamente all’orecchio in quegli ultimi attimi prima del fischio del capotreno, diventavano alla stregua di promesse irrevocabili, giuramenti saldi a cui doversi appellare ogni qual volta la propria memoria e la propria fede fossero cadute nel buio assoluto della privazione e dell’insicurezza dell’oggetto amato. Negli anni quaranta migliaia di soldati, giovani e meno giovani, padri e figli, mariti e scapoli, lasciavano per la prima volta tutte le persone amate per lanciarsi in un viaggio totalmente nuovo. Alcuni sarebbero tornati anni dopo, al di fuori gli stessi ma certamente un po’ diversi internamente. Altri non avrebbero più visto tutti quei volti amici che li avevano salutati per l’ultima volta alla stazione. Eppure, probabilmente questa lontananza, tutti questi addii imposti, avevano un effetto taumaturgico sui rapporti. Ognuno si rendeva conto del potere magistrale ed incredibilmente accattivante della privazione. Cosa ci rimane al giorno d’oggi? Oggi che noi figli dell’assoluta interconnessione non riusciamo a stare soli neanche per un attimo senza sentirci perduti e abbandonati. Abbiamo davvero la percezione di cosa voglia dire sentire l’assoluta mancanza di qualcuno e avere al tempo stesso il desiderio e la fiducia che ritorni da noi? Saremo mai in grado di capire il valore di quei saluti di ottant’anni fa, dati alla stazione come promesse irrevocabili d’amore eterno? Riusciremo ancora ad affrontare la distanza come semplice e momentaneo ritardo al nostro desiderio e non come ostacolo insormontabile alla nostra felicità?  @fiullio (phil)

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C’era un vecchio detto, forse un proverbio o semplicemente un antico modo di pensare per cui, tra tutti, i saluti più veri sono quelli dati alla stazione. Il bacio o l’abbraccio in questione diventano l’unico modo che due amanti hanno per tratteners

30 Giugno 1936- VIA COL VENTO
La giornalista e scrittrice Margaret Mitchell pubblica, dopo una stesura di 10 anni, il romanzo Via col vento (Gone with the wind), prendendo in prestito un verso di una poesia di Ernest Dowson. Il libro nato senza pretese diventa subito un bestseller, vendendo più di 180000 copie in un solo mese. Se non molti attualmente sanno di questo libro, sicuramente tutti avranno sentito parlare almeno una volta del capolavoro cinematografico  omonimo, girato dal Victor Fleming e che nel 1939 ricevette 15 nomination agli Oscar, aggiudicandosi 10 statuette. La storia è totalmente incentrata su Rossella O’Hara, giovane figlia del proprietario di una piantagione in Georgia, della sua ossessione romantica per il marito di sua cugina e poi del suo matrimonio con Rhett Butler. A fare da cornice è la Guerra di Secessione Americana e il successivo e durissimo periodo della ricostruzione. I ruoli fondamentali sono impersonati dai divi Vivien Leigh e Clark Gable che, dopo un interminabile periodo di casting ottennero le rispettive parti e riuscirono a consacrare i loro personaggi nella storia con una performance drammatica indimenticabile. Così com’era accaduto per il libro, anche il film inizialmente fu considerato alla stregua di un semplice flop ma, a sorpresa il giorno della premiere ad Atlanta, in Georgia, si presentarono circa un milione di persone. La città, che di solito ospitava circa trecentomila persone, mai aveva avuto una tale affluenza. Nel corso degli anni la pellicola, che nonostante alcune critiche alla durata totale del film e ad alcuni temi fin troppo vicini alla causa sudista venne fortemente acclamata dalla critica, fu trasmessa in tutto il mondo ed è tutt’oggi il film con il maggiore incasso nella storia del cinema. (Phil)

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30 Giugno 1936- VIA COL VENTO La giornalista e scrittrice Margaret Mitchell pubblica, dopo una stesura di 10 anni, il romanzo Via col vento (Gone with the wind), prendendo in prestito un verso di una poesia di Ernest Dowson. Il libro nato senza prete

In questa raffigurazione del 1835 di William Turner, pietra miliare del Romanticismo inglese, un nugolo di onde si infrange nella sferza del vento fino a dilatarsi in una densa pennellata, sospesa tra un moto di ribellione e un garbuglio di emozioni.
Vento ed onde,
elementi che, per natura ed inevitabile analogia, fanno capo alla comune definizione di corrente.
Così come accade per i contorni e le sfumature della tela, è altrettanto difficile comprendere le ragioni che spingono la coscienza di un essere umano a seguire rotte mai calcate prima.
Il vento che ciascuno di noi porta dentro di sé modella, infatti, l'agire con andamento discontinuo: a volte viaggia in sintonia con i nostri passi; altre volte, invece, nel suo volubile andirivieni, cambia d'improvviso velocità e direzione, trasformandosi da brezza leggera in temibile uragano.
Ogni vetta scalata, ogni onda solcata restituisce, perciò, forme ed impeto mai uguali, plasmando con colori e tonalità inedite i ghirigori che disegnano il confine tra l'orizzonte visibile e l'infinito che si staglia al di là di esso.
Una corrente senz'argini, capace di sondare l'anima con l'arroganza spregiudicata di un fiume in piena, è la benedizione che la natura promette a chi ha il coraggio di dare libero sfogo all'estro e allo spirito del mondo nascosto, sotto diverse forme, nei meandri dell'istinto di ciascuno di noi. E non a caso la parola anima ha radici nel lemma greco ἄνεμος, che racchiude in sé le accezioni di vento e soffio vitale. Senza scivolare nella metafisica, ànemos è il principio che muove l'ardore dei poeti e il guizzo degli inventori; è quel connubio inscindibile di emozione e ragione, traino di rivoluzioni personali e di avanguardie epocali come il Romanticismo;
ànemos, però, è anche il coraggio di scegliere ed essere padroni di sé stessi e della propria libertà, di rifiutare il ristagno dell'omologazione e conferire un calco d'identità al tracciato delle proprie azioni.
Ànemos, dunque, è fusione di colori, confluenza di correnti in rotta di collisione, respiro che si articola in parole: parole che, se sostenute da cuore e giudizio, sono in grado di muovere in sordina popoli e nazioni @mich_gregorio
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In questa raffigurazione del 1835 di William Turner, pietra miliare del Romanticismo inglese, un nugolo di onde si infrange nella sferza del vento fino a dilatarsi in una densa pennellata, sospesa tra un moto di ribellione e un garbuglio di emozioni.

Nel lontanissimo 442 a.C. un tragediografo di nome Sofocle rappresentò per la prima volta alle Grandi Dionisie di Atene la sua Antigone. L’opera riprende la storia della figlia di Edipo, Antigone appunto, che decise di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, venendo condannata a passare il resto della vita in una grotta. Questa era la storia di una donna sola che ebbe la forza di opporsi alla legge degli uomini. Per l’eroina greca, nessuna regola dello Stato, nessuna conseguenza personale, avrebbe mai potuto sovrastare i suoi principi morali, la libertà di dare la giusta sepoltura ad un uomo. E’ strabiliante pensare quanto, a distanza di duemila anni, ci si ritrovi esattamente allo stesso punto. Questa volta, la donna che si oppone da sola alle leggi dello stato è la tedesca Carola Rackete. La moderna “eroina” ha deciso questa notte, nonostante le ferree disposizioni del Decreto Salvini, di attraccare comunque a Lampedusa e far sbarcare i 40 naufraghi che stava trasportando. La donna ha preferito compiere un passo rovinoso e pericoloso pur di non rinunciare al compito morale di salvare delle vite.
Qui la contesa, che dal palco di Atene ha viaggiato per tutta la storia negli atti di personaggi come Rosa Parks, Nelson Mandela, Gandhi,Martin Luter King fino alla cronaca italiana di questi giorni, è se esista o meno un diritto divino che giustifica il non seguire le leggi degli uomini. Per Antigone e per Carola la risposta è sì. Questo sì si concretizza nella disobbedienza ciivile, atto politico molto in voga nel Novecento e che consiste nello scavalcare le leggi considerate arbitrariamente ingiuste, prendendosi direttamente le conseguenze di quella scelta. Le leggi divine cui si appella Carola sono i Diritti Umani e il suo ruolo di Comandante l'ha portata a trasgredire quelle scritte dagli uomini. Ora, a noi piacerebbe confrontarci con voi e sapere la vostra risposta alla domanda di Antigone e Carola: Esiste un diritto che va oltre qualsiasi diritto scritto? (@fiullio e @saundov_sailens )

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Nel lontanissimo 442 a.C. un tragediografo di nome Sofocle rappresentò per la prima volta alle Grandi Dionisie di Atene la sua Antigone. L’opera riprende la storia della figlia di Edipo, Antigone appunto, che decise di dare sepoltura al cadavere del